Libro - Pensieri svelati - DeRose

2 minuti di tempo di lettura - Pubblicato su 31 di mar 2024

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Libro - Pensieri svelati - DeRose

Lievito biologico affinché la vita cresca e diventi soffice

«Penso, quindi sono». Fu così che Cartesio si riferì alla prerogativa umana di pensare, nel suo Discorso sul metodo, nel 1637. Da ciò deduciamo che il Metodo sia oggetto di discussione almeno da quella data!

Esistono molti modi per trasmettere il Metodo DeRose: discorsi tecnici, filosofici, etici, comportamentali, racconti, messaggi o tramite i sutra, che sono le massime di questo libro. A volte, una semplice frase racchiude in sé la sintesi di una premessa complessa o l’impatto di una percezione in grado di cambiare la tua vita per sempre.

I pensieri di questo libro sono piccoli semi su cui puoi meditare e, così facendo, far germogliare conclusioni, scoperte, sentieri attraverso i quali, chissà, riuscirai a condurre la tua vita con maggiore sicurezza, successo e armonia. Queste massime possono essere la “via maestra” lungo la quale condurrai il tuo destino, sbagliando meno e azzeccando di più; soffrendo meno e godendo di più. Questi sutra offrono maturità, ponderatezza, comprensione, consolazione e persino un certo dominio sugli eventi della vita.

Disponibile sul nostro sito!

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Il lavoro non deve necessariamente essere fonte di sofferenza

4 minuti di tempo di lettura - Pubblicato su 19 di mag 2022
Professor DeRose

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Fin da piccola non mi vedevo a fare un lavoro che non mi desse soddisfazione. Non consideravo nemmeno il lavoro come una fonte di reddito. All’età di otto anni dissi ai miei genitori che non era giusto che il netturbino guadagnasse meno del medico. Mio padre mi spiegò che il medico aveva studiato e, per questo, meritava uno stipendio più alto di quello del netturbino. E che, proprio per questo, avrei dovuto studiare, per trovare un buon lavoro e guadagnare bene.

Nella mia logica infantile, obiettai che il netturbino stava già facendo un lavoro più sgradevole. E per di più, avrebbe dovuto guadagnare meno? Dissi a mio padre che tutti avrebbero dovuto guadagnare lo stesso e che alcuni avrebbero guadagnato x in un lavoro più gratificante e altri lo stesso x in una mansione non così piacevole, in base alle capacità di ciascuno, ma che questo non avrebbe dovuto influire sui guadagni.

Ovviamente nessuno era d’accordo con questa premessa. Ma l’idea che dovessimo perseguire una carriera che ci fosse piacevole è rimasta nella mia mente per sempre. Hai mai notato che i lavoratori, in generale, si sacrificano facendo un lavoro che li opprime, umilia, logora, consuma, genera malattie...? Lo fanno dal lunedì al venerdì e non hanno una vita, ma una sub-vita (per questo si dice che il lavoro serva a provvedere alla sussistenza, “sub-esistenza”). Si sacrificano dal lunedì al venerdì per potersi godere un fine settimana di svago o di riposo.

Non ho mai visto il lavoro da questa prospettiva. Ho sempre creduto che dovesse essere piacevole, divertente, stimolante. Ma questo era in contrasto con l’idea che il lavoro debba essere qualcosa che si fa contro la propria volontà, per denaro. Questo ha generato la sindrome del “meno male che è già venerdì” e del “che schifo, oggi è lunedì”.

Se chiedessimo a qualsiasi dipendente se preferirebbe essere lì, a lavorare, o a casa a riposarsi, o a fare sport, o in viaggio ecc., la quasi totalità concorderebbe sul fatto che è lì, a lavorare, solo perché ha bisogno dei soldi.

Ammettiamo che non è una bella visione. La conseguenza è che molte persone sabotano l’azienda o il capo. Se possono, se ne stanno lì senza fare nulla, temporeggiando, andando a prendersi un caffè, chiacchierando con i colleghi, intasando la macchina produttiva. Questo, quando non portano a casa una risma di carta, una cucitrice, qualsiasi cosa possano sottrarre, per compensare la loro frustrazione.

Negli anni '90 è stata condotta una ricerca per sapere quanto tempo lavora effettivamente il dipendente di un'azienda in una giornata di otto ore. La conclusione è stata che lavora, effettivamente, al massimo due ore. Allora, perché sprecare la propria esistenza lì dentro per le altre sei ore al giorno, per tutta la vita? Non sarebbe meglio svolgere la propria parte in due ore e poi andare a casa? Ma siamo vittime del paradigma secondo cui il dipendente deve essere al lavoro per l’intera giornata lavorativa. È chiaro che, per alcune professioni, questo concetto sta cambiando a favore dell’home office. Ma ammettiamo che sono ancora poche.

Dal libro Sucesso, Professor DeRose, Egrégora Books.
Pocket Sucesso

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