Il rilassamento: uno strumento per la vita quotidiana

3 minuti di tempo di lettura - Pubblicato su 22 di lug 2021

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Spesso, quando tengo lezione, penso a quanto sia più facile per noi contrarre i muscoli piuttosto che rilassarli. Capiamo molto più chiaramente come tendere la muscolatura piuttosto che come indurre il corpo a distendersi. E questo vale sia per l’allenamento che per la vita quotidiana. Il nostro corpo, di fronte a determinati stimoli, reagisce di default generando tensione, sia che ci stressiamo per qualcosa, sia che stiamo lavorando sotto l'aria condizionata sentendo freddo senza fare nulla al riguardo. È probabile che le spalle si avvicinino alle orecchie come se volessero coprirle e che la sera ci ritroviamo con una contrattura totale.

Imparare a rilassarsi è uno strumento incredibile che, oltre a farci riposare meglio e sentirci meglio, ci offre un surplus di energia che prima veniva investita nella tensione. Andiamo al sodo, come incanalare il rilassamento?

1- La respirazione è una grande alleata. È interessante, mentre si inspira, concentrarsi (portare l'attenzione) su quella zona che si percepisce tesa e, man mano che si espira, cercare di rilasciare progressivamente la muscolatura.

2- Anche osservare le nostre abitudini corporee aiuta. Respiriamo in modo addominale o toracico? Abbiamo le spalle rilassate o tese? Le mani sono sciolte o serrate? Non so se avete mai prestato attenzione a questo dettaglio, ma quando si stringono le mani si tendono le braccia, la nuca e la mascella. La mascella non può essere esclusa da questo percorso; rilassare la bocca e la fronte aiuta moltissimo.

3- Prendere coscienza delle situazioni di tensione e generare un cambiamento consapevole, nell’ambiente circostante se possibile e, altrimenti, nella respirazione (rendendola profonda) o nel corpo (rilassando le spalle, le mani, la nuca…)

Ci sono infinite cose di cui parlare e approfondire su questo argomento; proprio l'altro giorno pensavo a un aspetto specifico che vorrei condividere: nella misura in cui si impara a distendere il corpo e quindi a rilassarsi quando non è necessario generare tensione, questo può essere applicato anche alla vita, iniziando a prendere coscienza dei momenti in cui si genera tensione inutile e provando a lasciarsi andare un po', incanalando il rilassamento.

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Quando è stata l'ultima volta che ti sei concentrato sul tuo respiro?

4 minuti di tempo di lettura - Pubblicato su 14 di apr 2021
Edgardo Caramella

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—Mi è mancato il fiato!

Quante volte sentiamo questa frase di fronte a una situazione inaspettata o che genera emozione e stress? Una sorta di detto popolare che viene ripetuto senza tenere conto della grande verità che racchiude. L’espressione mette in luce un processo vitale e organico scoperto migliaia di anni fa in modo intuitivo: il rapporto tra emozione e respirazione.

Di fronte a un evento imprevisto, l’emotività va alle stelle. Si libera un’ondata di energia e l’organismo la trasforma e la utilizza per rispondere agli stimoli generati dalle emozioni primarie: rabbia o paura. Non sono le uniche, esistono altre varietà di emozioni che derivano da queste due principali e con le quali ci confrontiamo quotidianamente.

L'interpretazione automatica che il nostro organismo ne dà è che la sopravvivenza è a rischio e che avremo bisogno di tutta la forza possibile per compiere due azioni fisiche immediate legate a tali emozioni: fondamentalmente, combattere o fuggire. Questa è la sintesi del noto processo chiamato stress, quella reazione fisiologica dell'organismo che mette in gioco diversi meccanismi di difesa per affrontare una situazione percepita come minacciosa o di maggiore richiesta.

Ciò che mi interessa sottolineare di più su questa risorsa, che da millenni si occupa automaticamente di mantenerci in vita, è il legame che esiste tra la respirazione e l'emozione.

Fin dai tempi più antichi l'essere umano ha trovato nella respirazione una chiave per gestire le proprie emozioni e conquistare maggiore obiettività nel processo decisionale. Un meccanismo per sentirsi più liberi e autosufficienti.

Scuole filosofiche, religioni, arti marziali e altre discipline hanno incorporato tecniche e capitalizzato quel potere. Il rispetto per il potere dell'aria è diventato presente in quasi tutte le mitologie, sotto forma di attributi delle divinità e di racconti grandiosi.

Nella mitologia indù, Parjanya, figura che rappresentava l'uragano nei tempi vedici; nell'antica Grecia, Eolo, il signore dei venti nell'Odissea e protettore di Ulisse; nell'impero Maya, Kukulcán, una divinità amica degli uomini, che governava i venti; nella mitologia nordica, Njörd, dio del mare e del vento, invocato durante le tempeste. E questi sono solo alcuni esempi.

Tra gli indù si dice che nasciamo con un credito di respiri da consumare durante la vita. Se le consumiamo respirando in modo affannoso, la nostra vita sarà più breve. Con questa credenza rafforzano l’idea che dobbiamo sempre respirare in modo lento, profondo, completo e consapevole.

Con i suoi progressi, la scienza avvalora le affermazioni delle antiche filosofie sulla necessità di gestire il respiro e utilizzarlo come la bacchetta con cui possiamo guidare la nostra armonia organica.

Tuttavia — come spiega il professor DeRose nel libro Respira, la nuova scienza di un'arte dimenticata nell'intervista con l'autore, James Nestor —, la cosa più importante non è solo l'aria: è l'energia, il prana. Una forza che possiamo definire come qualsiasi tipo di energia che si manifesti biologicamente. Una fonte di potere incommensurabile che potenzia la nostra evoluzione e ci permette di percepire il mondo e i suoi fenomeni con maggiore obiettività e chiarezza.

Forse è il momento di osservare come stai respirando. Non dimenticare che ogni volta che inspiri, inizia un'opportunità.

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